Leggere per imparare a scrivere di Guido Conti.

La scrittura è un’arte che si può imparare. E, per apprendere tutti i segreti di uno dei mezzi più potenti per interpretare la realtà, basta saper scegliere i maestri più bravi e leggere e rileggere i loro racconti, capire la loro originalità (che non sta nelle regole) e comprendere che è più interessante lavorare sull’ambiguità che sulla precisione. Insomma, mentre le scuole di scrittura insegnano modelli standard e “idee preconfezionate”, sono le lezioni che ci danno i migliori ad aiutare, anche se la qualità del risultato non è automaticamente garantita. Ci si deve impegnare, e molto, perché quasi sempre un bravo scrittore è anche un ottimo lettore ma “non vale il contrario”. Parola di Guido Conti, scrittore e saggista, autore di Imparare a scrivere con i grandi, (Rizzoli Bur) un prezioso vademecum costruito sull’analisi dei racconti firmati dai grandi scrittori della tradizione internazionale, un manuale confezionato sulle loro opere che mira a fornire tutti gli elementi per leggere bene e per entrare, da scrittore, nella loro macchina creativa.

Da Franz Kafka ad Anton Cechov, fino a Edgar Allan Poe o Victor Hugo, Conti spiega, pagina dopo pagina, che non esiste una “tipologia di scrittura” definita da seguire, che il segreto consiste nell’essere curiosi e leggere molto e di tutto, per poi scegliere gli autori di cui si percepisce l’empatia, quelli che piacciono di più.

Guido Conti non crede alle scuole di scrittura, preferisce il fai da te, a patto che ci si impegni a stare a tu per tu con i grandi e, nel suo libro, punta su venti scrittori di varie epoche e paesi e ne analizza i racconti. Brani che fanno continuamente saltare le regole dello scrivere insegnate delle scuole, e che contengono originalità e talento. E prende per mano il lettore-scrittore, gli insegna come apprendere il meglio e insiste sulla necessità d’imparare a leggere bene, perché solo il leggere è la vera scuola di scrittura e solo l’eccezione fa capire la forza della regola.

“La scrittura e la letteratura raccontano molto di più di qualunque video, fotografia o altro”, conclude Conti “Ancora oggi, la scrittura è lo strumento più potente per raccontare la realtà”.

Si può imparare a scrivere?
“Certamente, io ho imparato e sto ancora imparando. Intanto non esiste la scrittura ma esistono “le scritture”. Per esempio, col tempo sono diventato abile a scrivere racconti brevi e brevissimi, racconti lunghi e romanzi, biografie, non so scrivere radiodrammi o testi per il teatro, dove c’è bisogno di conoscenze tecniche che ho affrontato poco, anche perché bisogna stare in scena o dietro le quinte per capire davvero la macchina del teatro. Nessuno è nato capace di fare il falegname: costruire un comodino è molto diverso dal costruire un armadio. Bisogna conoscere i legni, far bene gli squadri e fare in modo che le ante si aprano e chiudano con scioltezza. Ribalto la sua domanda: si può imparare a suonare il violino? Si può imparare a dipingere? La scrittura ha bisogno di una bottega artigianale come qualunque altra forma artistica. I violinisti o i pianisti vantano nel curriculum di aver studiato con grandi maestri, non capisco perché non debba accadere per gli scrittori, anche se questo non è indice di qualità. Certamente un bravo scrittore è anche un ottimo lettore e non vale il contrario. Molti autori, spesso giovani, escono dalla scuola dove si lavora su un’idea molto diversa da quella letteraria o giornalistica. A scuola si fa la brutta (se va bene), si ricopia in bella e si consegna per il voto. Chi scrive come me, riscrive anche trenta volte lo stesso racconto. La scuola insegna a scrivere temi o saggi brevi, quasi sempre in prima persona, e i ragazzi escono dalla scuola con una visione molto ristretta su che cos’è la scrittura, quindi diventa sempre più impellente l’urgenza di spiegare che esistono molti tipi di scritture. E l’unico modo è leggere, leggere, leggere le cose più disparate. I veri insegnanti di scrittura sono le opere degli scrittori, ma bisogna avere gli strumenti per leggere bene. Quello che ho fatto è solo far vedere come uno scrittore legge gli altri scrittori, come si entra nella loro macchina creativa”.

A lezione dai grandi scrittori, da dove cominciare? Differenze con le scuole di scrittura.
“Le scuole di scrittura sono tutte un po’ standard, insegnano una tipologia di scrittura, basta vedere come impostano i programmi e il lavoro. Vendono idee precofenzionate su come costruire il personaggio, la trama, l’inizio, il finale… con un’idea di romanzo e di racconto senza alcuna sostanza teorica, etica e filosofica su cosa vuol dire usare la forma del racconto, del romanzo, o che cos’è una trama, che spesso si riduce alla forma della suspense. Poi arrivano i veri scrittori che fanno tutto il contrario. Faccio sempre l’esempio molto divertente di Kafka. Nelle scuole di scrittura insegnano che tu devi sapere tutto sul personaggio, cosa pensa, come si veste, dove vive, cosa fa, cosa mangia etc etc. Sono idee per sceneggiatori non per scrittori, perché poi arriva Kafka. Nelle Metamorfosi il personaggio si chiama Gregorio Samsa e non spiega mai nel racconto perché è diventato una orrenda blatta, nei racconti e nei romanzi il protagonista perde addirittura il nome e nemmeno lo descrive e lo identifica con una K.; ne La tana, secondo me il suo capolavoro, non sai nemmeno chi è il protagonista e l’autore gioca tutto sull’ambiguità del personaggio con un finale che i critici, sbagliando, dicono “non finito” dall’autore. Cosa s’impara leggendo Kafka? Tutto il contrario di quello che t’insegnano nelle scuole di scrittura, che invece della precisione è più interessante lavorare sull’ambiguità, che ci sono finali molto potenti anche quando non lo sono. Così ho fatto, ho scelto e commentato venti scrittori che fanno continuamente saltare le regole dello scrivere delle scuole di scrittura. Insomma, bisogna imparare a leggere bene perché solo il leggere è la vera scuola di scrittura e solo l’eccezione fa capire la forza della regola”.

Nel suo libro lei propone alcuni racconti di “grandi” come Franz Kafka, Anton Cechov, fino a Edgar Allan Poe o Victor Hugo. Come fare per scegliersi da soli i propri maestri?
“Anche qui si va per simpatia o empatia, ci sono autori che sono più vicini alla nostra sensibilità e alla nostra visione del mondo. Per questo bisogna essere molto curiosi e leggere, come sempre, tanto e cose disparate, poi ognuno sceglie quegli autori che più gli piacciono. Per esempio io amo molto gli umoristi, amo poco gli scrittori americani, amo molto gli scrittori russi e sono un lettore della tradizione letteraria italiana che non è assolutamente seconda a nessuna, anzi. Anche in questo sono molto controcorrente, contro un’idea “light” della scrittura e della letteratura che toglie più che aggiungere. Molti scrittori pensano di essere moderni scimmiottando forme di scrittura alla moda e rinnegano quella italiana solo perché non la conoscono. Negli anni Ottanta tutti scrivevano come Carver senza aver capito davvero Carver. Imitavano lo stile senza capire l’America di Carver, ma poi non avevano mai letto Bilenchi o Gadda, per dire di due universi opposti sia per stile che per visione del mondo. Impazzivano per Don Delillo e non avevano mai letto Parise o Manganelli, e solo per parlare del Novecento. Io leggo e studio la tradizione della novellistica, quella letteraria del Cinquecento, specialmente in Emilia, in particolar modo quella dei poemi eroicomici che ha preparato al romanzo moderno, ma sarebbe un discorso lungo da fare. Trovo che ci sia più modernità in quelle tradizioni che nello scimmiottare stili e visioni del mondo che non ci appartengono ma ci affascinano. Insomma bisogna leggere tanto. Per esempio nell’antologia ho scelto I funerali di Napoleone di Victor Hugo che sono un esempio meraviglioso su come fare un reportage, come scrivere in presa diretta un evento storico, con l’insegnamento che la scrittura e la letteratura raccontano molto di più di qualunque video, fotografia o altro. La scrittura è ancora oggi lo strumento più potente per raccontare la realtà e l’ho dimostrato con Hugo. Tutti pensano invece il contrario, al fascino dei video, della foto d’effetto, o della diretta, senza capire che solo la scrittura può davvero raccontare e indagare nelle pieghe della realtà, svelando ciò che accade sul serio di fronte ai nostri ingannevoli occhi. Non è questo, forse, l’origine e il futuro del giornalismo quando non si riduce a sola informazione?”.

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